Perché rivolgersi ad uno psicologo? E chi dovrebbe farlo?

 

salute e benessereSfatiamo innanzitutto un mito che purtroppo ancora perdura nell’immaginario collettivo: rivolgersi ad uno psicologo non significa essere matti o pazzi. E ciò per un motivo fondamentale che può essere sintetizzato in una sola parola ovvero “prevenzione”. Una diagnosi precoce delle cause alla base della nostra sofferenza non solo potrà aiutarci a risolverla più rapidamente, accorciandone i tempi, ma principalmente sarà utile ad evitare di pensare, in casi estremi, che la situazione stia sfuggendo completamente al nostro controllo e che folli si stia diventando veramente. Con l’aiuto di uno psicologo sarà più semplice comprendere il senso delle nostre emozioni, attribuire ai pensieri che le determinano il significato corretto ed il giusto valore ed affrontare le nostre paure con cognizione evitando di giungere arbitrariamente a conclusioni drammatiche Un’altra distorsione consiste nella valutazione che diamo al nostro disagio psichico. Anche in questo caso dipende da fattori di natura culturale e sociale. Mentre ci rivolgiamo tranquillamente ad un medico quando abbiamo timore di poter avere una malattia organica o anche semplicemente per svolgere controlli di routine, la stessa accuratezza e accortezza non la abbiamo quando si tratta di salvaguardare il nostro benessere psicologico.

Perché tutto ciò?

Una risposta potrebbe essere ricercata nella nostra tendenza ad attribuirci più o meno consapevolmente la responsabilità del nostro disagio psichico cosa che al contrario non accade quando si tratta di una patologia fisica. Vuoi per tradizione, vuoi per abitudine ci deresponsabilizziamo e ci diciamo che è normale che il nostro corpo si ammali, che è dipeso da cause esterne che non possiamo controllare e che sarebbe piuttosto irresponsabile non rivolgersi ad un medico per farsi curare. Qual è allora, dovremmo chiederci, la differenza tra l’essersi presi un raffreddore perché magari siamo usciti in una giornata uggiosa senza coprirci adeguatamente e il sentirsi tristi o ansiosi perché qualche evento negativo della nostra vita ci ha messi duramente alla prova? Cosa c’è di folle nel secondo caso? Qual è la nostra responsabilità? Non è forse più insensato fingere e tentare di ignorare piuttosto che affidarci a mani esperte che possano aiutarci?

Un ulteriore ostacolo è rappresentato da un’altra valutazione che la psicologia cognitiva definirebbe disfunzionale. Molti si chiedono infatti: “cosa penseranno gli altri di me quando sapranno che mi rivolgo ad uno psicologo?”. È chiaro che se siamo noi i primi giudici in negativo di tale scelta tenderemo a prefigurarci un analogo ragionamento anche da parte degli altri. Allora in questo caso chi è realmente prevenuto? Sono gli altri o piuttosto siamo noi stessi la causa delle nostre paure e dei nostri dubbi? Simili ragionamenti disfunzionali sono alla base di diffusi fenomeni di sofferenza psicologica. La tendenza a crearsi “falsi problemi”, a valutare in modo distorto eventi e circostanze ci porta a provare emozioni negative lì dove basterebbe semplicemente guardare la situazione da un punto di vista alternativo tentando di modificare il nostro “stile di pensiero”. Quale potrebbe essere allora la resistenza? Non vogliamo rivolgerci ad uno psicologo perché temiamo di poter essere etichettati negativamente dagli altri? Perché abbiamo paura di scoprire che i nostri timori di essere strani o diversi siano reali? Perché riteniamo che nessuno possa comprenderci ed aiutarci meglio di noi stessi?

Se le cose stanno così rivolgersi ad uno psicologo è quanto mai opportuno per comprendere realmente di cosa si tratti e non farsi confondere dal pregiudizio e dai luoghi comuni verso qualcosa che probabilmente non conosciamo sufficientemente.

Inoltre si può richiedere un supporto psicologico per discutere, ad esempio, di rapporti conflittuali in ambiente lavorativo o familiare e cercare di trovare una soluzione, per migliorare la qualità delle proprie relazioni. La terapia può essere infine intesa come una opportunità per creare uno spazio alternativo a quelli di ogni giorno, utile anche solo a confrontarsi ed intraprendere un percorso di crescita personale.

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